Petra's page
Certo che ne ho fatta di strada…e chi se l’aspettava, viste le mie umili origini. Sono nata di notte, in un capannone buio e umido di bangkok. Le mani di una bambina tailandese hanno tagliato il pezzo di plastica blu elettrico, applicato i ganci e i bottoni, rifinito alla meglio le cuciture…ed eccomi qui. Una cinta stile anni ’80. Hanno detto che sarei tornata di moda. Sono stata messa subito in vendita in una bancarella, al mercato principale della città. Ho aspettato un po’ ma alla fine sono stata comprata insieme ad altre mie simili da una ragazza straniera. Sono stata chiusa con loro in uno scatolone per tanto tempo, sentivamo che ci spostavano in continuazione, ma non sapevamo dove fossimo dirette. Si mormorava che saremmo arrivate in europa. Nemmeno sapevo cosa fosse, l’europa , a quei tempi. Dopo un lungo viaggio, l’ho scoperto. Sono arrivata a Roma, accolta dalla stessa ragazza che ci aveva comprato in tailandia. Ci ha portato a tutte in piccolo negozio al centro della città. Anche lì sono stata tanto tempo. Ma era tutto diverso dai tempi di bangkok. Lì stavo su un banco polveroso, in mezzo alla strada, e la gente che vedevo passare non era felice. Qualcuno si, ma era solo la gente straniera. Qui mi hanno sistemato da sola, sopra una sedia, in mostra dietro un vetro. Con tanta luce. Mi hanno addirittura attaccato un pezzetto di carta con un prezzo solo per me. La gente che passava si fermava a guardarmi. Ci sono rimasta qualche mese, poi mi hanno spostato. Mi hanno messo all’interno del negozio, sopra un tavolino. Vicino una collana, anche lei di plastica. Nel frattempo, hanno sostituito il biglietto col prezzo. Vedevo tanta gente entrare. Molti mi toccavano, mi guardavano, ma poi mi rimettevano sempre a posto. Sentivo il loro discorsi., a volte parlavano di me, a volte della loro vita. Vedevo la ragazza che mi ha portato qui in Italia Si chiama Sabrina. A volte c’era anche un’altra ragazza, ma molto spesso lei è qui da sola. E quando sta sola, parla al telefono. Non sembra felice. Quando finisce di parlare si mette a piangere quasi sempre. Poi si alza e inizia a sistemare tutto. Un giorno la collana accanto a me se n’è andata. È stata portata via da un signore, dopo che Sabrina l’ha avvolta in una carta colorata, che ha fermato con un nastro. Quando il signore è uscito, lei ha messo un’altra collana vicino a me. Poi mi ha guardata per un po’, mi ha presa e mi ha portata via. Questa volta sono stata messa al piano di sotto, in una stanza fredda e buia, su uno scaffale, e anche lì son rimasta tanto tempo. Ogni tanto Sabrina veniva a prender qualcosa lì sotto e la portava via, di sopra, ma io restavo sempre lì. Non vedevo quasi nessuno. Solo lei, qualche volta. Finchè, un giorno, mi ha preso e riportata di sopra: mi ha sistemato accanto ad un vestito viola. Di nuovo dietro al vetro. Di nuovo
