Petra's page
Purtroppo in questo periodo ho un po' tralasciato il mio blog...
ma è un periodo un po' scombussolato, e non riesco a star dietro a molte cose...
domani vado a Dublino per il weekend, la prossima settimana tornerò a dedicarmi ai posts!
Roma, 20.9.2006, stazione termini, ore 11 00. Un ragazzo ed una ragazza, con uno zainetto sulle spalle, salgono sull’intercity per Torino. Dimostrano quell’età indefinita, più o meno tra i venti e venticinque anni. In realtà, a dispetto di tutto, ne hanno trenta. Per la precisione, quasi trenta lei e trenta suonati da un po’ lui. Sono amici, ora. Ma tanto tempo fa erano stati insieme. Ma oggi, c’è una cosa che devono ancora fare insieme.
“Madonna, Fra, sette ore di treno…”
“beh ne vale la pena, su”
“ ma non potevamo prendere l’Eurostar, che ci mette molto meno?????????”
“e daje..lo sai che nun c’ho una lira!!!”
“infatti sì…vabbè io leggo”
“io provo a fa’ una cosa che devo fare per l’università…’sto periodo c’ho certi cazzi…”
“che manco io che so pratica! Sì, lo so, vabbè buon lavoro.”
L’intercity li porta a destinazione, anche se con un ulteriore ritardo sulle sette ore previste. Loro smaniano un po’, mentre il treno tarda. Francesco perché è ansioso. Chiara perché è insofferente, stile principessina sul pisello. Ma stavolta hanno un motivo comune per cui smaniare: non possono far tardi, una volta scesi a Porta Nuova dovranno anche trovare un modo per arrivare allo stadio costruiti per i giochi olimpici invernali del 2006… e devono arrivarci entro le 21.00 e, possibilmente, mangiare un boccone prima. Comunque Torino è una città piccola, dovrebbero farcela. Tra una cosa ed una altra, fanno appena in tempo. Sono al palaolimpico un pochino prima delle nove.
“Beh dai ci mangiamo qualcosa?”
“Si Fra, tanto mica inizieranno alle nove precise…”
“cerchiamo un bar qui vicino…”
Un rapido giro per le strade della zona circostante, una sosta a comprare due panini e due birre a portar via, un salto al bagno. Poi tornano con passo un po’ accelerato, ma non troppo, fino ai giardinetti intorno allo stadio. Ma mentre sono ancora seduti con le birre…da dentro lo stadio arriva il boato della folla. Subito dopo, il boato degli amplificatori di una band che ha attaccato a suonare. Sono loro. Senza ombra di dubbio. Please don't go out on me… è Go. La riconoscono anche da fuori. Con uno sforzo atletico indubbiamente al di sopra delle loro possibilità, riescono a raggiungere l’atrio dello stadio…mentre vagano cercando il settore corrispondente al loro biglietto, si vedono riflessi nell’acciaio che è ovunque. Il buon Isozaki l’ha piazzato proprio dappertutto. Anche sul soffitto. L’effetto è surreale… mentre cercano la scala giusta da salire, vedono decine di loro stessi che vagano nell’anticamera…sembra quasi che stiano in un videoclip glam rock. Alla fine si imbucano quanto più vicino alla musica i loro biglietti gli consentivano. Don't go on me…Finalmente sono dentro. Erano passati anni dalla fine della loro storia. La passione per i Pearl Jam li aveva uniti. Eh sì, perché colpiscono dritto nell’anima…hanno un modo di scuoterti che solo chi è appassionato può capire. Forse è così per tutte le passioni, in realtà…Comunque, chi davvero ama Eddie e i suoi, non li abbandona facilmente, e soprattutto non rinuncia alle loro date italiane. Soprattutto dopo sei anni di loro assenza dal vecchio continente. Dopo Go, qualche altro pezzo vecchio, compreso elderly woman...struggente come al solito. Loro sono in gran forma, e Eddie ha ancora con sé sul palco l’immancabile bottiglia di vino. Adesso si comincia sul serio: Eddie saluta tutti e annuncia una scaletta un po’ diversa. Durante il concerto si capisce cosa intendeva dire: suonano tutto il disco nuovo di fila. Come a dire: ce lo leviamo dalle palle, e poi via con l’amarcord. E sui pezzi vecchi, tutti si esaltano. Su rearviewmirror c’è il delirio della folla. Su black, luci basse, e commozione generale. E non solo generale... Con quella canzone, anche Chiara e Francesco si commuovono. Dopo poco, i due si abbracciano. È un abbraccio innocente, da amici…ma che vale per tutto quello che sono stati. La canzone finisce, le luci si alzano, l’abbraccio indugia un po’, ma poi si scioglie anche lui. Finisce il primo bis, arriva il secondo…l’immancabile cover oggi è Baba o’Riley degli Who. Tutto si chiude sulle note di indifference. Gli spalti si svuotano a malincuore, ma è finito tutto, ora. I PJ si stanno rilassando dietro le quinte, commentano l’esibizione e si preparano a gozzovigliare. Adesso per tutti gli altri rimane solo il momento dell’acquisto della maglietta del merchandising…taroccata, ovviamente...almeno per i due romani. Che, dopo essersi divincolati tra la folla, cercano la strada per il bed & breakfast…
“Che vuoi andà a piedi, Chià’???nun me va de fa’ un cazzo!!!!”
“Eeeeh a quest’ora perdiamo più tempo ad aspettare i bus… e poi Torino è piccola, in venti minuti siamo all’ostello”
“Uff”
“dai che ti fa bene camminare un po?!”
“anfatti…”
SETTEMBRE 2006, ROMA
Giuro che quest’anno ce la faccio. Devo farcela. Sarà dura, ma ce la farò. Anche se stavolta sono solo. Gli altri mi hanno abbandonato. Sono rimasto solo. Ma… metodo. Ci vuole metodo. Inizio ad allenarmi da adesso. Tre volte a settimana. Aumentando ogni settimana di dieci minuti. Fino ad arrivare a…no, forse è troppo. Cinque ore non ce la farò mai.
18 marzo 2007, ROMA,ORE 8.00, VIA DEI FORI IMPERIALI
Eccomi qui. Pettorale n. 6106 . Tra un’oretta si parte… Madonna quanti siamo…ma dove sono Ciccio e Giuseppe? Perché non sono con me stavolta?! Oddio che ansia non ce la farò mai a finirla tutta, da solo…ad un certo punto mi accascerò…già lo so, quando iniziamo a risalire il tevere …arriverò fino all’altezza della moschea, se va bene…e lì giù, spalmato prono, rivolto alla mecca… …Vabbè ormai ci sto. Vada come vada.
Sono le dieci…Piazza Cavour…siamo appena all’inizio. Il foro italico….coraggio. Hai appena superato la metà del cammino. L’auditorium...siamo a
Adesso stramazzo al suolo ma subito non posso…prima devo sapere…quanto c’ho messo?????sì!!! cinque ore e mezzo esatte!! Ore 05:30:18, per la precisione!! Real time… 05:28:53. …
È stata dura…ma ce l’ho fatta.
Alla prossima.
Liberamente ispirato all’impresa compiuta da Franz Paparatti
Per foro di una città, tecnicamente si intende il tribunale, o meglio l’insieme di tutti i tribunali, corti, uffici giudiziari, avvocati…il mondo giudiziario e legale, insomma. Quello della nostra città si chiama esattamente come il suo antenato…il quale, tuttora vivente, si gode tranquillamente l’età della pensione, nella casa in cui ha sempre vissuto, vicino piazza Venezia. Il suo bisnipote, rampante cravattone lampadato che se ne va in giro su uno scooterone di quelli a forma di poltrona con le ruote, se la passa un po’ peggio, ritengo. Vi spiego il perché. Frequento -ve l’avevo già detto tempo fa- un corso gestito dall’ordine degli avvocati di Roma, per poter essere abilitata a sostenere le difese d’ufficio. Ogni tanto ci sono delle esercitazioni scritte, che consistono nella redazione di un atto giudiziario. Finora ne abbiamo fatte tre. Non avendo io mai realmente esercitato la professione, meno che mai in ambito penalistico, ho sempre risolto queste prove arrangiandomi… chiedendo consigli, scopiazzando dal formulario, concentrazione zero, etc…ma soprattutto sbrigandomi a finire perché tanto sono così incapace che consegno solo perchè questi compiti sono un necessario pro forma per ottenere l’abilitazione. Ma oggi...panico. Il consigliere che dirige il corso legge una lista di nomi, con cui vuole parlare a fine lezione. L’effetto sulla folla è una via di mezzo tra quello di una lista di proscrizione e quello delle nomination del grande fratello. Fervore ed angoscia serpeggiano tra le borse di cuoio. Comunque, nella suddetta enunciazione, è ricompressa anche la sottoscritta. Io ovviamente entro in crisi e inizio a darmi dell’idiota per il fatto che ho sempre consegnato compiti elaborati in maniera approssimativa, che dovevo stare più attenta perché in realtà non sembra ma il corso è un corso serio, etc…Invece quando il consigliere ci svela l’arcano, togliendoci finalmente dalla graticola….ci dice che dalla correzione delle prove svolte finora noi eravamo i migliori trenta e voleva conoscerci di persona! Rimango basita. E senza finta modestia vi dico: ma se io che non ho mai fatto un atto penale in vita mia, che quelle esercitazioni le ho fatte tanto per farle senza nemmeno rifletterci, sono tra i migliori….ma il livello degli altri qual’è?? Preferisco non saperlo. Comunque, è appunto per questo motivo che ritengo che il foro romano stia alla frutta…l’elasticità delle sue menti è pari a quella delle colonne del suo augusto prozio.
Ieri sera al Circolo degli Artisti ho incontrato il mio amico Davide. Mentre ci aggiorniamo sulle reciproche esistenze, lui mi dice che la sera esce poco perché adesso va al lavoro presto tutte le mattine. Io, sapendo che studia al conservatorio, che ha fatto un corso da tecnico del suono, etc etc, gli chiedo: “Ah, fai il fonico?” e lui mi risponde…”no, più che altro il telefonico… lavoro in un call center”
Bene. Sono andata sul sito dell’AMA Roma, ma anche lì, solo le stesse generiche indicazioni che troviamo sui cassonetti. Il dubbio su dove gettare tetrapak a Roma restava. Hoi spulciato un po’ di siti a caso, e finalmente ne trovo uno che inneggia alla raccolta differenziata del tetrapak, finalmente attiva in alcuni comuni...in particolare, proprio a Roma. E leggete cosa dice:
Anche nel Comune di Roma i cartoni per bevande possono essere raccolti e riciclati con carta e cartone: una volta lavati e schiacciati vengono raccolti nel cassonetto bianco per la carta e successivamente avviati al riciclo. La realizzazione della campagna di comunicazione che veicola questo messaggio è stata possibile grazie alla collaborazione fra Tetra Pak Italiana, Ama, l'Azienda Municipale Ambiente della Capitale, e Centrale del Latte di Roma, che hanno siglato una partnership dedicata a questo progetto.
Sarà l’indicazione giusta da seguire?!? Io direi, per restare in tema di contatto col territorio romano…fàmose a fidà.
Chi di voi mi segue appassionatamente, ricorderà di certo il post qualunquista che scrissi partendo dalla questione oro nero, passando per la solfa che la metro a roma non funziona, e criticando la cattiva gestione del servizio raccolta differenziata rifiuti solidi urbani. Per chi abbia preferito rimuovere il tutto, rammento che il breve saggio è datato 7.2.2007. Ebbene, vi stupirò aprendo una breccia nel muro delle critiche sterili, proponendomi ora come cittadina fattivamente collaborante con la realtà territoriale in cui risiede. In poche parole, sono stata due tre giorni nella comunità montana dell’amiata, comune di Abbadia S. Salvatore…e lì sì che la raccolta differenziata funziona. Pensate che a ciascun abitante è stato recapitato a casa un foglio esplicativo --in maniera davvero chiara- del dove buttare cosa. Poiché qui a Roma (come avevo già segnalato nello scritto sopra citato) le indicazioni scritte all’esterno dei cassonetti sono così generiche da servire ben poco, ho ricopiato il foglio made in tuscany e lo copio qui per tutti. Adattandolo al colore dei cassonetti nostrani che sono inversi rispetto a quelli…lì ad esempio il vetro va nella campana verde. Lavoro un po’ palloso peraltro, ma ne vale la pena, anche voi scoprirete, come me, di buttare qualche materiale al posto sbagliato. Ad esempio, io buttavo la confezione del latte insieme alla carta..invece ho scoperto che va con la plastica!! Magari sono io un po’ di coccio…ma non si sa mai, evitate di correre il rischio di sopravvalutarvi e leggete quanto riportato in seguito. E magari appuntatevelo pure. Io lo stampo e lo appendo in cucina.
PLASTICA, METALLI E VETRO (CASSONETTO BLU)
Cosa gettare:
Vetro, bottiglie e contenitori in plastica, vaschette in PVC e polistirolo (ad es. quelle per uova, carne, verdure), lattine e scatolette, cellophane, sacchetti di plastica, tubetti vuoti per alimenti (ma io qui aggiungerei, credo, anche per dentifrici!), retine per verdure, contenitori in tetrapak (es. latte) (PETRAPACK! ah ah ah, a me la battuta me piace…), bombolette spray.
Cosa NON gettare:
Piatti e bicchieri in plastica, ceramica.
CARTA E CARTONE (CASSONETTO BIANCO)
Cosa gettare:
Giornali e riviste, quaderni (libri no: i libri non si buttano!!! In caso regalateli!), buste (e, per Melissa, le booste), fogli, scatole, cartone a pezzi, cartoncini di ogni tipo, sacchetti di carta.
Cosa NON gettare:
Piatti ebicchieri di carta plastificata, carta accoppiata con altri materiali (ad es. plastica e/o alluminio)
GENERICO-INDIFFERENZIATO (CASSONETTO VERDE)
Cosa gettare:
Ceramica, piatti e bicchieri di plastica o carta plastificata, carta accoppiata con altri materiali, ossi di grandi dimensioni (e comunque direi tutti i rifiuti organici… qui manca il differenziato organico), lettiere di animali, pannolini, in genere tutto ciò che non può essere riciclato).
Cosa NON gettare:
Farmaci e pile (per quelli ci sono gli appositi raccoglitori nelle farmacie e tabaccherie (rispettivamente, chioserei!!), rifiuti tossici etichettati con i simboli T e/o F.
E adesso.. buona raccolta a tutti!
Si rigirava nel suo letto, desiderando che, per quella volta, l’altra metà fosse occupata da qualcuno. Qualcuno che potesse placare la sua smania di tutto e di niente, o che almeno non ce la facesse pensare, che la distraesse, permettendole di addormentarsi abbracciata al suo cuscino. Ma questa persona tardava a materializzarsi. Quando l’attesa si era fatta per lei insostenibile si alzò e, senza cambiarsi, corse verso l’ingresso, aprì velocemente la porta di casa e iniziò a scendere le scale. Correndo. Sul portone, tirò un gran respiro e riprese la sua corsa. Corse in fondo alla sua via, e svoltò correndo per la strada principale. La percorse tutta. Correndo. Poi proseguì la sua corsa verso la periferia nord della città, la attraversò tutta, arrivò ai margini del centro abitato, proseguì dritta verso luoghi semideserti. Continuò a correre, finchè la strada non fu costeggiata da prati desolati. Allora si inoltrò in quegli spazi aperti, spogliandosi, mentre proseguiva la sua corsa. Solo quando fu sicura di esser sufficientemente lontana da tutto, si buttò a terra, e lì stette sdraiata, supina, godendo dell’umidità del terreno che avvolgeva la sua pelle nuda. Rimase, così, ad aspettare, sperando che il terreno la inghiottisse dolcemente, mentre la luna la guardava negli occhi, con espressione atona ed indifferente. La mattina seguente, il sole arrivò puntuale come sempre al lavoro. In quella sede, stavolta, ad aspettare i suoi raggi c’erano, insieme al campo incolto, una maglietta sottile ed un piccolo paio di slip rosa.
No.
Abbracciami.
Stasera, ti chiedo solo ciò di cui ho bisogno. Dammi solo questo.
Un surrogato d'affetto.
Perchè stasera ho solo te a cui chiederlo.
Perché la vita è un po’ come in quei giochi di intelligenza…dove può essere che A menta, ma anche che dica la verità. Allora forse è B che mente, oppure dice la verità . Entrambi mentono. Entrambi son sinceri. Può essere tutto, ed al contempo il suo contrario. Non ci sono assiomi, punti di riferimento assoluti, quando si parla di esseri umani. Di quel caos completo che è la vita. E in realtà, quelli che crediamo esser le nostre convinzioni, i nostri valori, che diamo come punti fissi e certi cui riferirci ed informare il nostro agire, altro non sono che patetici baluardi tirati su per tentare di resistere all’instabilità e alla mutevolezza. Una sorta di fortezza con tanto di fossato intorno e ponte levatoio, ponte che però non abbassiamo mai. Tu per esempio. Condotta specchiatissima ed illibata. Senza ipocrisie, comunque. Semplici correttezza e regolarità, portate allo stremo. Non hai mai tradito la tua ex. La storia è finita. Chissà, forse proprio per questo. Perché era diventata una sorta di vita in cattività. Mancava di quei colpi bassi che si trovano in natura. Dopo, non hai mai tradito l’attuale fidanzata, e neanche la tradirai mai. Anche se ne avresti l’occasione. Ma certe cose non le fai. Per correttezza, per lealtà. E perché sei buono. Tutto qui, nel tuo caso non c’è uno sfondo perbenista piccolo borghese, questa odiosa ulteriore componente in te manca. Però forse c’è una motivazione più profonda. C’è tanta paura dietro. Se guardi bene, ti accorgerai che in realtà ti sei barricato dietro le tue idee per non esser toccato dagli scossoni della vita. Per non rischiare nulla. Per non confrontarti con te stesso. Con i tuoi stessi istinti. Per non accettare quello che saresti capace di fare, o che avresti voglia di fare. E che, probabilmente, non c’è niente di male a fare. Perché la vita non segue convenzioni sociali o preconcetti razionali. Prende la sua direzione, poi cambia in un altro senso, va da sola, che noi lo vogliamo o no. Anche se a volte, come nel tuo caso, le impediamo di seguire il suo corso spontaneo e un po’anarcoide. Non lo puoi sapere. Forse ora tra le tue pretendenti ce n’è una con cui potreste amarvi veramente. Con cui potresti passare il resto della tua vita, che invece stai graniticamente predeterminando in un’altra direzione. Perché credi che è questo, quello che vuoi. Tu credi.