Chi sono

Utente: PetraPetrova
Nome: Chiara Petrucci
Chi sono...mmmh..di certo non sono una donna fatale come la foto lascerebbe supporre...al contrario, sono tranquillissima e alla mano.. adoro ridere e scherzare, il mio unico modo di relazionarmi con gli altri è..spontaneità. Pure troppa a volte. Mi piace stare con gente simpatica, adoro le feste, perchè si mangia si beve si balla, tutto gratis...decisamente meglio che girare per locali...Infatti adoro anche le cene in compagnia, cibo e vino..insomma la vita va goduta credo! Sono una romanticona:credo nei sentimenti, nelle persone, a dispetto dell'età e di quello che vedo in giro credo ancora all'amore...quello bello, sincerità simpatia divertimento, attrazione (te pare facile!).... beh sono un'idealista insomma. Mi piace sentir musica, leggere libri, andare alle mostre, ai concerti..e se una cosa mi piace davvero mi emoziono tantissimo, fino alle lacrime.

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martedì, 30 gennaio 2007

DIGRESSIONI POLITICHE

Tutti i venerdì frequento un corso necessario per esser abilitati alle difese d’ufficio, tenuto dal Consiglio dell’ordine degli avvocati di Roma. Un corso gestito malissimo, perché, al di là del livello qualitativo delle lezioni (peraltro scarso), non vi sono posti sufficienti a far seder tutti gli iscritti in un’aula, e nell’altra aula , dotata di un sistema di videoconferenza, si gela e oltretutto non si sente nulla. Gli orari sono totalmente random, ovvero questi iniziano e finiscono quando gli pare, anche se in teoria il corso dovrebbe svolgersi dalle 14.00 alle 17.00. Insomma, con l’alibi dei soliti disservizi funzionali, tutto si risolve in un paio d’ore di chiacchere, caffè e vita sociale. Venerdì scorso , trovo una mia amica che stava parlando con un ragazzo, per la verità molto carino. Ora, lei è una di quelle con due palle così, come si suol dire, socialmente e politicamente impegnata: è avvocato, si occupa di immigrazione, sportelli di consulenza, assistenza legale, etc etc. Mentre chiacchieravamo il tipo aveva però inevitabilmente etichettato me come la zecca della situazione, basandosi sul mio abbigliamento che per l’occasione era composto da tre maglioni ed i pantaloni a zampa lunghi fino a terra. Dettato più dal freddo e dalla praticità, che da una precisa scelta (anti)estetica. Il discorso cade sulla politica , e questo ragazzo inizia a dire: “premesso che a me della politica non me ne importa niente. Che non mi sento rappresentato da nessuno di questi….”. Ma io dico. A 29 anni. Queste frasi mi irritano da morire. A me davvero della politica frega poco o niente. Ma insomma…non ce la faccio a non prendere una posizione, una parte. E a surriscaldarmi, a volte. Ad esempio, l’altra sera al telegiornale sento di straforo un onorevole (???) di Forza Italia che delirava con una frase del tipo: “perché un tempo,  chi era di destra se ne vergognava, votava dentro le urne ma pubblicamente non aveva il coraggio di dirlo. Poi con Forza Italia, le cose sono cambiate. Adesso chi è di destra non se ne vergogna più!” Fortunatamente non ricordo assolutamente il nome del parlamentare…sennò mi scappava qualche insulto via blog ed era diffamazione para para. Ma anche qui, io dico. Io vengo da una famiglia di missini. La famiglia di papà. Ho visto mio padre andare alle urne per 40 anni  ed esser in quel 2% dell’elettorato del Movimento Sociale. Non che io ne vada fiera. Ma lui lo era. E vi assicuro che alle elezioni del 2006, dopo 5 anni di governo Berlusconi, mio padre era così schifato che non ha votato. Non sapeva cosa votare. L’ho sentito addirittura parlar bene di Bertinotti e D’Alema. Mi sa che aveva quasi pensato di votare a sinistra, ma poi non ce l’ha fatta. Meglio così, alla fine , perché se ci sono delle cose di destra in cui crede, è giusto che continui a crederci. Anche perché, al di là di ciò che si può pensare di fascisti e post fascisti, mio padre è davvero un persona speciale. Ed è stato lui ha trasmettermi i valori in cui credo. La tolleranza, la lealtà, il rispetto per gli altri. Valori che dovrebbero esser una base di civiltà comune a tutto gli schieramenti politici. Ma che spesso purtroppo, in persone che si professano di sinistra, non ho trovato. Anzi. Ho visto arroganza, ipocrisia, snobismo e elitarismo.

postato da: PetraPetrova alle ore 15:30 | link | commenti (1)
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lunedì, 29 gennaio 2007

BANALITA' DA TALK SHOW POMERIDIANO

Forse veramente si può star bene da soli. Intendo senza un partner. E intendo bene veramente. Bastare a se stessi. La solita frase fatta: “eh, perché se non stai bene da solo, non puoi star bene neanche con un'altra persona”. Io ho sempre pensato fosse un luogo comune. Ma, si sa, i luoghi comuni sono veri, sennò non sarebbero luoghi comuni (e qui  rimando, ampiamente, alla sezione ad essi dedicata nel sito di Francesco Petitta, da me linkato). Anche perché, aner politicòn zòn (l’uomo è un animale sociale), come diceva – mi sembra- Aristotele: a nessuno piace star solo. Alla fine di questo ero convinta. E perciò, più o meno inconsciamente, mi aggrappavo alle persone: amici, amanti, fidanzati…anche se forse non me ne rendevo conto. Poi mi sono ritrovata sola. In casa da sola. Da lì non scappi. All’inizio non realizzavo. Poi ho iniziato a star male. Ogni sera, saliva il disagio. Il senso di solitudine. Anche se uscivo, prima o poi dovevo rientrare. E ritrovarmi sola. Quella solitudine in cui sono cresciuta, io, figlia unica oltretutto molto timida…solitudine temuta da sempre, ma nella quale mi sono sempre ritrovata. E quando questa solitudine si è in qualche modo allontanata, è diventata un fantasma. Che aleggiava nella mia testa. Nelle mie paure. Temuta come uno spettro. Quasi un’ossessione a volte. Vivendo qui mi ci sono confrontata da adulta. L’ho affrontata. E forse finalmente ce l’ho fatta. Il fantasma si è dileguato. Adesso quando rientro a casa la sera, sono contenta. Perché è il mio spazio. Mi ritrovo con me stessa e sono contenta. Mi piace il letto tutto per me, e non solo: il mio spazzolino da denti coop, il divano dove leggo l’ultimo di Ammaniti, i panni stesi in bagno, la cucina colorata, la mia foto in bianco e nero fatta da Melissa a Villa Torlonia  appesa in salotto. Non sento la necessità di qualcuno che divida con me gli spazi. Non mi assale più alcun senso di vuoto. E non ho più paura che la gente non mi chiami. Che gli amici mi abbandonino. Finalmente vivo con rilassatezza. E guardando indietro mi accorgo di quanto le mie percezioni quotidiane fossero distorte dalle mie paure. Che, inevitabilmente, a boomerang, andavano a compromettere proprio i rapporti con gli altri. Forse finalmente adesso nell’altro non cercherò più una stampella cui appoggiarmi. E riuscirò ad avere dei rapporti equilibrati. O forse no. Ma non mi importa. Perché adesso per fortuna, mi va bene così come sto.

E adesso metto il testo di una canzone che mi ha accompagnato in questi mesi, che mi paice un sacco. Pare, tra l'altro, che il concerto dei Muse a dicembre sia stato bellissimo. Purtroppo non ci sono andata...

MUSE

"Starlight"

Far away
This ship is taking me far away
Far away from the memories
Of the people who care if I live or die

Starlight
I will be chasing the starlight
Until the end of my life
I don't know if it's worth it anymore

Hold you in my arms
I just wanted to hold
You in my arms

My life
You electrify my life
Let's conspire to re-ignite
All the souls that would die just to feel alive

But I'll never let you go
If you promised not to fade away
Never fade away

Our hopes and expectations
Black holes and revelations
Our hopes and expectations
Black holes and revelations

Hold you in my arms
I just wanted to hold
You in my arms

Far away
This ship is taking me far away
Far away from the memories
Of the people who care if I live or die

And I'll never let you go
If you promise not to fade away
Never fade away

Our hopes and expectations
Black holes and revelations
Our hopes and expectations
Black holes and revelations

Hold you in my arms
I just wanted to hold
You in my arms
I just wanted to hold

postato da: PetraPetrova alle ore 17:12 | link | commenti
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domenica, 28 gennaio 2007

UN ROMANO NELLA CRICCA DEL TORA TORA

L’ADSL mi ha permesso di scaricare adesso anche le canzoni di Andrea Ra. Cantautore romano, prodotto dalla Mescal (la casa torinese di Subsonica, Afterhours, Cristina Donà, etc…).

Lo sto ascoltando ora e mi viene da ridere, perché mi viene in mente il mio amico Enrico, che una volta mi diceva che a lui Andrea Ra non piace tanto perché un po’ troppo Davidbowiano, e poi mi ha fatto l’imitazione  di questi che cantano con le vocali parecchio sguaiate... troppo divertente…non riesco a non pensarci! Il disco secondo me comunque non è male, e metto qui il testo di una canzone, che trovo forte…

 

 

 


RICOMINCIAMO ADESSO?!
(Testo e Musica: Andrea “Ra” Finocchi)


Sarebbe come quell’estate sullo scoglio..
Toccavo.. la “luna”
Col dito
Giuravi
Ti amo ti voglio ti guardo…
Ma poi fissavi quell’altro!
Ricominciare adesso.. sarebbe veramente uno sbaglio!
Ricominciare adesso.. sarebbe come quando mi dicevi “tu”…
Ti amo Ti voglio Ti odio
Ma… RicominciAmo?!
Ricominciamo adesso?!..E… No, no!..
Mi sembra poco corretto..
Tutto sommato ti strusciavi proprio a tutti!
In Puglia.. ad Ostia…
La tua promessa falsa
(Ti amo) .. ti voglio.. ti aspetto..
Ma poi cambiavi discorso ! ! !
Ricominciare adesso sarebbe veramente un disastro
Ricominciare adesso sarebbe come quando mi dicevi tu…
Ti amo Ti voglio Ti odio
Ma… RicominciAmo?!
Ma guarda guarda che bello..
Sembra di stare in un cerchio
Dove da sempre ritorno…
Dove se scappo ti incontro
E… gira gira gira gira gira gira gira gira…
Ma….Ricominciamo?
Ti amo Ti voglioTi odio ma… RicominciAmo?!
(A volte si… e a volte no)
(A volte si…stavolta no!)

postato da: PetraPetrova alle ore 22:26 | link | commenti
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DAL CABARET AL POGO VINTAGE

Come sempre odore di caffè bruciato in cucina. Ormai è qualche giorno che mi scordo di averlo messo sul fuoco, e alla fine mi bevo una -come si suol dire- ciofeca. Mentre faccio colazione con le pseudo-macine del pam panorama, ripenso alla serata di ieri. Che è stata davvero divertente. Sabato sera romano, zona ostiense. Ovviamente ci son capitata perché avevo un invito per una cena di compleanno, in un locale da quelle parti. Arrivando alle nove di sera è ancora possibile trovare un parcheggio, lontano dalla zona con  i locali ma nemmeno troppo, il tempo di dieci minuti a piedi. Quello utile a smaltire un po’ la sbornia a fine serata, prima di rimettersi alla guida verso casa.  E soprattutto a quell’ora ancora si può trovare un parcheggio senza ritrovarsi a dover subire un estorsione: perché, il cosiddetto parcheggiatore abusivo (figura seconda per notorietà tra i romani solo all’arrotino-ombrellaio chearrotacoltelliarrotaforbicil’arrotinol’ombrellaio), altro non è che una tipica fattispecie dell’art. 629 codice penale. Beh, il locale della cena, era uno di quelli con tanto di annesso palco e cabarettista. Cena a prezzo fisso. Per i trent’anni dell’amica comune erano presenti vari amici ed amiche,  guest star  la delegazione toscana, tra cui Melissa Mela:  nonostante la cucina lasciasse molto a desiderare, la serata è iniziata in modo piacevole. Complice un cannonau a 13°, forse. Verso le undici, accade qualcosa. Io e Melissa eravamo al bagno. Mentre laviamo le mani, notiamo che c’era un tipo nel bagno maschile, che stava dentro ma con la porta semi aperta. Bah. Dopo poco, egli schizza fuori da WC, con un bel microfono di quelli tipo cuffia del walkman, quelli dei ballerini della De Filippi, per capirci. Era il tanto temuto il cabarettista. Ancor più temuto ora, perché capiamo che è uno di quelli che interagisce col pubblico. Non se ne sta sul palco, ma gira tra i tavoli. Di quelli che ti sequestrano in sala, insomma. Leggo un lampo di terrore negli occhi di Melissa. Che purtroppo devo abbandonare alla sua sorte, avendo io un impegno verso mezzanotte con alcuni amici, che andavano in un locale lì vicino. Saluto tutti, e mi incammino su via Ostiense insieme a Mela che aveva deciso di farsi un giretto per strada, il tempo di una sigaretta. La strada pullula di macchine e umanità. La mia amica nota le facce tirate della gente: stress da sabato sera, le spiego. Comitive forzate, macchine in doppia fila, tante scarpe con la punta, tanto cattivo gusto. File in tabaccheria per comprare il pacchetto per la serata. O al bar per la botta di caffeina per superare il torpore, souvenir dell’abboffata al sushi bar. In questo marasma passiamo davanti ad un posto dal nome accattivante: caffè letterario. Ci attira e decidiamo di entrare per dare un’occhiata. Ma la porta a vetri non si apre. Due ragazzi che stavano in pausa sigaretta ci fanno notare che è impossibile entrare, da lì si può solo uscire, perché, vedete com’è fatta la porta, da dentro spingi lì al centro e si apre, ma da fuori non puoi rientrare. “Ah, sì, vedo, il maniglione antipatico!” faccio io, scherzando con un gioco di parole vecchio quanto il mondo, riferito alle maniglie a spinta delle porte delle uscite di sicurezza dei locali pubblici. I tipi sono perplessi, non mi seguono. Gli spiego la mia simpatica battuta sul maniglione antipanico antincendio: loro mi guardano esterrefatti, e ci chiedono se siamo architetti, visto che sappiamo così bene queste cose e notiamo questi particolari. Scappiamo anche da loro. Troviamo l’ingresso del locale, e facciamo un rapido giro in un posto che di letterario ha ben poco. Giusto qualche libro sugli scaffali. Per il resto, il bancone dove si preparano cocktail a ripetizione, e un palco al centro della sala, dove suonano dei percussionisti sudamericani. E tanta gente in tiro. Scappiamo anche da qui e, mentre Mela torna indietro, io raggiungo gli altri amici al Classico Village. Discoteca a più sale, ma con ritmi anche rockettari, a volte. Uno dei miei amici è lì che lavora, per una serata promozionale di una marca di wiskhey. Offrono un assaggio a tutti i clienti del locale, ma noi ovviamente abbiamo questo canale preferenziale e beviamo un bicchiere dopo l’altro. Passa il tempo, arriva il momento di ballare. La pista è gremita. La musica è proprio come piace a me. Rock. Quello anni ’90. Il dj ha riesumato un po’ tutto: i Nirvana, gli Smashing Pumpkins, gli Skunk Anansie, e poi Pearl Jam, Queen of  the stone age, e via così. Amarcord Black Out (locale di Roma che da anni purtroppo non c’è più), insomma. Che bello. Ero esaltatissima. Sarei andata avanti tutta la notte. Accanto a noi, soprattutto ragazzi più giovani. Che ai tempi di quelle canzoni erano poco più che bambini, forse. A tratti fanno scattare il pogo. Ma non è un vero pogo. È fiacco. Non è vissuto. È come se volessero provare a fare quello che una volta si faceva. Un pogo vintage, insomma. Così vintage che mi sono buttata in mezzo pure io, senza problemi… al Black Out una volta c’avevo provato, e per poco non ne uscivo tumefatta.

 

maniglia

postato da: PetraPetrova alle ore 14:01 | link | commenti
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sabato, 27 gennaio 2007

SEI SEMPRE LA SOLITA...

In realtà oggi avevo scritto un'altra cosa. Ma non riguardava solo me, bensì anche terze persone. Senza entrare nel merito della questione, una di loro l’ha letta quasi subito e si è arrabbiata parecchio, e alla fine ho cancellato il post. Sostituito da questo. Probabilmente aveva ragione. In effetti ero stata inopportuna, anche se senza cattiveria. Mi sono sentita piccola piccola… quando ero ragazzina ne facevo sempre di cose inopportune. Combinavo sempre qualche danno…anche se non volevo...solo per impulsività o distrazione…poi mi sentivo tremendamente in colpa appena mi rendevo conto che avevo fatto un casino… anche perché c’era sempre qualcuno che si incazzava! Insomma, oggi ne ho fatta un’altra delle mie.  E ci sono rimasta male come all’epoca! A volte mi sembra di esser cambiata tanto, di esser in continua evoluzione, ma che ciò nonostante ci sia una parte di me che rimane identica. Che è così da quando sono piccola. Pare che i tratti fondamentali della nostra personalità siano già delineati nei primi quattro anni di vita. In effetti, guardando alcune foto di me bambina, mi sono accorta che lo sguardo dei miei occhi è esattamente la stesso di ora. Stessa luce quando sono felice. Stesso muso incupito quando rimango male per qualcosa. E le espressioni del viso? Già piegavo in giù gli angoli della bocca, e abbassavo lo sguardo,quando piagnucolavo per qualcosa. Continuo a farlo…quando mi lamento con i miei fidanzati o semi-fidanzati,  o quando le amiche mi sgridano perché non so tagliare decentemente una crostata, e sicuramente l’ho fatto anche oggi, quando mi sono sentita tanto stupida per aver fatto l’ennesima cavolata.
postato da: PetraPetrova alle ore 18:45 | link | commenti (2)
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venerdì, 26 gennaio 2007

Prima sentivo questa canzone.. ascoltavo il testo...bellissimo.

P. J. HARVEY

"HARDLY WAIT"

I can hardly wait
I can hardly wait
I can hardly wait
I can hardly wait
It's been so long
I've lost my taste
Say angel come
Say lick my face
Let fall your dress
I'll play the part
I'll open this mouth wide
Eat your heart

I can hardly wait
I can hardly wait
I can hardly wait
I can hardly wait

Lips cracked dry
Tongue blue burst
Say angel come
Say lick my thirst
It's been so long
I've lost my taste
Here Romeo
Make my water's break

In my glass coffin
I'm waiting
In my glass coffin
I'm waiting

postato da: PetraPetrova alle ore 12:19 | link | commenti
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GOGOL BORDELLO

Tempo fa mi avevano parlato in termini entusiasti di un gruppo che io non conoscevo, i Gogol Bordello, appunto. Da poco mi è arrivato l’ADSL, e mi sono incollata ad E-mule per scaricarli e  togliermi la curiosità di sentirli. Oh, 18 ore, ma finalmente discografia completa dei Gogol Bordello!!!! Beh insomma, sono una sorta di Orchestra di Piazza Vittorio in versione newyorkese. Ovvero un’enseble di musicisti provenienti da tutto il mondo, cha la vita ha fatto incontrare a New York, dove anni fa hanno messo su questo progetto. Con parecchio successo, visto che ora sono famosi in tutto il mondo. La loro musica è un po’ diversa da quella della nostra orchestra: i testi sono più politicizzati, le influenze e lo stile sono un po’ più balcaniche che maghrebine. E poi mi hanno dato l’impressione di avere un più ampio respiro rispetto ai cugini che vivono a Roma: non so perché, ma  nella nostra città anche il multietnico è comunque più provinciale del multietnico d’oltreconfine. Ulteriore precisazione, i Gogol Bordello hanno anche la priorità temporale,  visto che il gruppo romano è nato qualche anno dopo. Comunque, spulciando su Wikipedia o un sito simile, ho scoperto di averli in realtà già sentiti : infatti la loro musica era nella colonna sonora del film Ogni cosa è illuminata, ed il cantante, di cui ora mi sfugge il nome russo, era uno dei protagonisti. Vi consiglio allora di leggere l’omonimo romanzo, del giovane scrittore  Jonathan Safran Foer , cui il film è ispirato. A me è piaciuto, come pure il film. E anche la musica dei Gogol Bordello non è male. Se volete saperne di più su di loro, www.gogolbordello.com, oppure www.myspace.com/gogolbordello .

P.S. Di sicuro oggi ho sbagliato la grafia di qualche parola o nome…perdonatemi. Io di multietnico non ho proprio un bel niente!

postato da: PetraPetrova alle ore 01:07 | link | commenti (2)
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mercoledì, 24 gennaio 2007

STAND BY ME – RICORDO DI UN’ESTATE

Sei a letto, tenti di addormentarti. Nel  tuo nuovo letto, nella tua nuova casa. Un rumore strano ti ha spaventata, forse perché i nervi erano già stati messi in allerta poco prima, dall’ennesima replica di blunotte, sull’ennesimo omicidio efferato ai danni di una ragazza sola in casa. Ma dopo pochissimo ti accorgi che quel rumore altro non è che il ticchettio della pioggia. La tanto attesa perturbazione, in un inverno con temperature primaverili. Eh sì, ti accorgi che ora la pioggia tamburella sopra di te, perché adesso vivi all’ultimo piano. Piano attico. Speriamo non si allaghi... E cullandoti in quel tamburellare, ormai rasserenata…il pensiero corre all’unica cosa a cui quel rumore ti fa pensare, da anni. Da dieci anni, per l’esattezza. Da dieci anni associ quel suono ad una sensazione bellissima.

Ovvero ad una notte passata in tenda, mentre fuori pioveva. I colpi della pioggia sul tessuto. Le raffiche di vento. La sensazione di essere indifesa nelle intemperie, ma ciò nonostante, essere asciutta e avvolta nel tepore del tuo sacco a pelo. Accanto a te, la tua amica, Valeria. Siete aVienna, in un campeggio poco fuori la città. Il ricordo corre inevitabilmente a quella vacanza, che è stata per te la più bella dalla tua vita. Perché eri serena. Felice. Ancora ingenua, nonostante anagraficamente non fossi proprio piccolissima. La vita vera, per te, è iniziata dopo quella vacanza. Per ora, quel mattone di istituzioni di diritto romano finalmente levato di torno, con tanto di statino a casa in un cassetto. Il cuore sgombro, nessun amore passato, presente o futuro a pesarci sopra. Nel walkman?  confusa e felice. E l’immancabile rearviewmirror. E poi loro, le tue amiche. Siete in quattro. Roberta, quella carina, che ha sempre tanti ragazzi che spasimano per lei. Valeria, quella brava e intelligente. Caterina, l’intellettuale. E poi ci sei tu: la scavezzacollo. Il viaggio? Austria e Croazia, una Croazia ancora abbastanza lontana dal turismo di massa; come alloggio due tende igloo e come mezzo di trasporto la vecchia station wagon dei genitori di Roberta. E, manco a dirlo, io ero l’unica interdetta dalla guida. Ho rinfacciato loro per anni questo ostracismo nei miei confronti, adesso confesso che io in realtà di guidare non ne avevo la benchè minima voglia…

E poi le persone conosciute nel nostro itinerario… i due motociclisti svizzeri, Marcos e Tobias (il primo diventato di lì a poco l’artefice materiale del risveglio dei miei sensi). I ragazzi italiani in campeggio in Croazia, di molti non  ricordo il nome, ma di uno sì, Michele, che mi ha fatto conoscere State of Love and Trust dei Pearl Jam. E poi le cene di pesce a un prezzo irrisorio, le giornate al mare nelle calette,  rigorosamente solo dall’una in poi, la sosta dal fornaio al rientro il pomeriggio, le serate a guardar le stelle in cima alla torre azteca del campeggio (non si sa perché, ma c’era questa pseudo torre)…

E poi la mia estate è proseguita in Italia, al mare, a casa di nonno. I miei amichetti un po’ tossici. Marcos e Tobias guest stars con il loro dedjieuridooo (si scrive così?) fatto in casa con l’interno dei rotoli di carta igienica. Le serate in pineta, con i King Crimson in sottofondo. Le notti in cui sgattaiolavo al buio in camera di Marcos, mentre tutti i parenti dormivano. Lo schizzo della casa disegnato da Tobias, per ringraziare dell’ospitalità… adesso quella casa non c’è più, ma il disegno ce l’ho ancora, è appeso nel mio salotto. Non so perché ho questo ricordo splendido legato a quell’estate. Perché di tante vacanze proprio quella vorrei rivivere. Forse proprio per la spensieratezza che non ho più provato. E forse è per questo che, anche se in questi anni  ho passato tante altre notti in tenda sotto la pioggia, ne ricordo sempre e solo una, quella nel campeggio di Vienna.

postato da: PetraPetrova alle ore 23:13 | link | commenti (3)
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martedì, 23 gennaio 2007

RENDE BENE L'IDEA...

Avete presente quelle frasi che, pur non avendo un’attinenza letterale con un argomento,una situazione, o ancora, uno stato d’animo, sono ben idonee a descriverlo?

Ovvero, “rendono l’idea?”meglio di una descrizione formalmente perfetta…

Ad esempio tempo fa salutavo sul messenger un mio amico che vive a Milano (tralascio qui ogni spiegazione su messenger, Skype, e le varie forme telematiche di comunicazione; che richiederebbero un discorso a parte… magari ne parlerò prossimamente) . Non lo sentivo da un po’, e gli ho chiesto come stava. E lì, una risposta illuminante: “Bene, direi da zero a zero in una partita non importante”. Più chiaro di così! Non trovate?!

O ancora ci sono varie espressioni dialettali che possono bene descrivere uno stato d’animo: ad esempio, adesso a Roma è diffuso “farsela prender bene”. Alla mia festa per i trent’anni, un mesetto fa, era presente anche l’ultimo ragazzo che ho frequentato (Oddio, ragazzo...34 anni…dovrei dire uomo? ma su dai, professione batterista, che fa giovane…chiamiamolo ragazzo). Insomma, ad un certo punto, mi accorgo che  lui e l’amico con cui era venuto si erano allegramente finiti l’ultima bottiglia di rum (con annessa pera), che tutti stavamo cercando per l’ultimo giro. Quando ho visto che si gingillavano con la bottiglia vuota, gli ho detto (domanda retorica): “ma scusa, che ve la siete finita?!?” e qui lui mi ha laconicamente risposto: “ eh sì, ce la siamo fatti prendere bene così…!”. E vabbè.

Ma, poco fa,  mi è venuta in mente un’altra frase che “rende bene l’idea”.

Una sera un  mio amico al telefono mi disse: “Hai presente quando sei troppo stanco anche per andare a dormire?!?”

Ed io gli dissi che sì, avevo presente. Questa specie di ossimoro rende bene l’idea. Perché, quando sei davvero stanco morto, entri a casa e vorresti solo metterti a dormire, ti accorgi che hai davanti a te ancora un’infinità di cose da fare (o, almeno, le hai davanti se come me proprio non riesci a crollare a pelle di leone sul materasso con i vestiti addosso e i resti di verdura o prosciutto crudo tra i denti).

E quindi ti rendi conto che sei troppo stanco per levarti le scarpe, troppo stanco per spogliarti, mettersi il pigiama (o la sottoveste o la maglietta o un qualsiasi cencio usiate per dormire) diventa uno sforzo fisico insormontabile, lavarsi i denti sembra ormai un’impresa titanica, al pari della camminata di Messner in cima al K2. Ed allora ti sdrai sul letto, lottando col sonno che sopraggiunge perché sai di esserti sdraiato solo provvisoriamente, e aggiungendo così alle fatiche che già ti aspettano lo sforzo di addominali (o meglio, il colpo di reni, visto che la preparazione atletica scarseggia) necessario per risorgere dal letto e affrontare  tutte le cose che, aimè, sei  sempre più stanco per fare. E, mentre scrivo, mi chiedo se la mia condizione di “troppo stanca per…” mi permetterà quanto meno di lavar i denti stasera. O forse sono andata troppo avanti. Già spegnere il pc richiederà delle energie sovraumane…

postato da: PetraPetrova alle ore 23:28 | link | commenti (1)
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lunedì, 22 gennaio 2007

MATER MATUTA

Come ogni anno, anche ieri sera c’è stata la festa di compleanno del mio amico Davide.

Come sempre, la festa è aperta che più aperta non si può e ci si incontra gente assurda.

Assurda non tanto sé, quanto perché alla fine  trovi gente che conosci tramite giri completamente diversi, che non vedi da secoli, ma scopri essere anche loro grandi amici del festeggiato. Che, tra parentesi, è davvero un tipo forte. Comunque, per quanto riguarda l’assurdità dei suoi invitati (o imbucati, o ancora, capitati lì per caso), va detto che alcuni sono veramente assurdi in sé e per sé.

Ad esempio un ragazzo ridotto (non si sa bene se dall’alcool, da una qualche altra sostanza, o se era solo un po’ emotivo di suo) in stato delirante, tra l’onirico e lo schizofrenico e che girava approcciando conversazioni con uno sguardo alla Jack Nicholson in Shining.

O ancora, un baldo giovine col capello alla Niccolò Fabi ed una giacchetta in tweed finto povero, che è arrivato  recando con sé una bottiglia di vino. E fin qui, niente di strano. Poi posa la bottiglia sul tavolo delle bevande, ed inizia a fare allegramente conversazione con altri invitati. Anche qui, niente di più normale. La bottiglia era però di Mater Matuta. Io, ignorante come una capra, non faccio caso a questa finezza enologica, e men che mai gli amici con cui stavo gozzovigliando. Dopo poco uno di loro agguanta proprio la suddetta bottiglia, senza la benché minima malafede, ma semplicemente perché era a portata di mano, la stappa e inizia a mescere. Siamo un capanello di cinque o sei persone che iniziano a bere questo vino, e, nonostante la bieca  grettezza del nostro palato, notiamo che quello che ci siamo versati è un vino leggermente migliore di quello da due euro (se va bene)  che avevamo bevuto fino a quel momento. Ma se ne accorge pure il riccetto!

Insomma il tipo ci fa notare che quella bottiglia costa più o meno 30 euro, e che di certo non l’aveva portata alla festa per farla bere a tutti (???)!noi pensiamo allora che l’avesse portata per il festeggiato…invece no, perché dopo essersene riappropriato, si è bevuto il rimanente con un paio di suoi amici.  Beh, complimenti per la simpatia e lo spirito di socialità!

Eh qui…interviene un altro personaggio. Non avessi mai chiesto, nella mia solita ingenuità: ”ma perché, è tanto bbbono ‘sto matermatuta?!?” Un amico di questi ragazzi con cui stavo bevendo, parte dalla mia domanda ed inizia ad indottrinarmi sul vino: l’unica cosa che il mio cervello brillo ha registrato, è stata un paragone tra il vino e le belle donne. Insomma , pare che il Mater Matuta sia un po’ come una donna bella, perfetta, ma poco comunicativa: meglio una con un leggero difetto, che so, lo strabismo di venere…che risulta ancora però ancora più bella. O almeno, così sosteneva il mio interlocutore. Interlocutore che, dopo la passione per il vino, ha quella per la buona cucina. E pare che per coltivare queste passioni non badi a spese. Anche perché, alla fin fine, mangiare e bere sono i due piaceri  fondamentali della vita. Il terzo? Fare l’amore ovviamente. E, manco a dirlo, sul podio dei suoi  grandi interessi, il terzo posto è occupato proprio da quello. Non c’è che dire, c’è chi la vita sa davvero godersela.

postato da: PetraPetrova alle ore 00:00 | link | commenti (2)
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